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Universal Design, Design for All e
Inclusive Design

Approcci progettuali per creare spazi, servizi ed esperienze accessibili e inclusivi,

migliorando la partecipazione e la qualità della vita delle persone con e senza disabilità.

Citazione: “Good design enables, bad design disables”. La seconda parte di testo è sfocata appositamente per simulare la barriera progettuale.

Quando la progettazione crea barriere

Molti spazi e servizi escludono ancora molte persone perché non considerano fin dall’inizio la diversità umana: abilità, età, condizioni temporanee, genere, cultura e contesti diversi.

Ambienti, prodotti e servizi possono facilitare la partecipazione oppure creare barriere che limitano autonomia e benessere.
Per questo progettisti, aziende e istituzioni hanno una
responsabilità sociale nel modo in cui immaginano e costruiscono le esperienze.

Universal Design, Design for All e Inclusive Design

Universal Design e Design for All sono approcci che offrono strumenti concreti per progettare soluzioni chiare, intuitive e fruibili al maggior numero di persone, integrando dimensioni fisiche, sensoriali, cognitive e sociali.
Sono riconosciuti a livello internazionale e integrati nella normativa europea e italiana, come la
UNI EN 17210

Universal Design

“La progettazione di prodotti e ambienti utilizzabili dal maggior numero di persone possibile, senza bisogno di adattamenti speciali.” 
Ronald Mace, 1985

Design for All

“La progettazione per la diversità umana, l’inclusione sociale e l’uguaglianza.”
EIDD – Design for All Europe, Stockholm Declaration,  2004

Inclusive Design

“Un approccio che riconosce la varietà degli utenti e utilizza la diversità come risorsa progettuale.
Clarkson, 2005

Come si integrano questi approcci

Sebbene nascano in contesti diversi, oggi Universal Design, Design for All e Inclusive Design sono approcci complementari.
L’Universal Design (USA) fornisce
principi guida, il Design for All (Europa) definisce un processo partecipativo, l’Inclusive Design (UK) valorizza la diversità come leva di innovazione.
Insieme permettono di progettare per il maggior numero di
persone, a prescindere da abilità, età, genere e cultura.

I 7 principi dell’Universal Design

Equità

Flessibilità

Semplicità

Percettibilità

Tolleranza all'errore

Contenimento allo sforzo fisico

Misure e spazi sufficienti

Il processo Design for All

Il Design for All si basa su un processo che parte dalla comprensione dei bisogni, coinvolgendo stakeholder e utenti finali, li traduce in requisiti chiari, sviluppa concept validati sul campo e arriva a soluzioni accessibili migliorate attraverso test e iterazioni.

È un percorso circolare, in cui co-progettazione e valutazione continua permettono di creare esperienze realmente inclusive e adatte a un pubblico diversificato.

Diagramma che mostra il processo Design for All dal bisogno alla soluzione.

I vantaggi reali per progettisti, aziende e istituzioni

Spazio urbano di Chicago con gradonate e rampe che si intersecano. Lo spazio è accessibile e allo stesso tempo usato da molte persone sedute e che camminano anche come luogo di aggregazione.

Universal Design, Design for All e Inclusive Design generano benefici concreti:

  • migliorano la qualità dell’esperienza per utenti e lavoratori
  • ampliano il pubblico raggiungibile
  • riducono i costi di adattamento successivo
  • favoriscono autonomia e benessere
  • rafforzano strategie di Diversity & Inclusion e ESG (sostenibilità sociale)
  • contribuiscono allo SDG 11 (città e comunità inclusive)
  • aumentano la credibilità e reputazione del brand
  • aiutano a differenziarsi in modo chiaro nel mercato

L’inclusione diventa così una leva strategica, che permette alle organizzazioni di crescere, raggiungere più persone e innovare.

Dove applicare la Progettazione Inclusiva

Uffici e sedi aziendali

Luoghi di cultura

Scuole e università

Residenze

Ospedali

Spazi per lo sport

Stazioni e aeroporti

Prodotti e interfacce

Spazi pubblici

Parchi gioco

Eventi live

Wayfinding

Per approfondire? Risorse utili

Video – “Cos’è l’Universal Design?”

Libri consigliati

  • Edward Steinfeld, Jordana Maisel, Universal Design: Creating Inclusive Environments, 2012, Wiley.
  • Hubert Froyen, Universal Design: A Methodological Approach, 2012, Ludion.
  • Luigi Bandini Buti, Ask Yourself the Right Question, 2013, Maggioli Editore.

Universal Design, Design for All
e Inclusive Design

Approcci progettuali per creare spazi, servizi ed esperienze accessibili e inclusivi,

migliorando la partecipazione e la qualità della vita delle persone con e senza disabilità.

Citazione: “Good design enables, bad design disables”. La seconda parte di testo è sfocata appositamente per simulare la barriera progettuale.

Quando la progettazione crea barriere

Molti spazi e servizi escludono ancora molte persone perché non considerano fin dall’inizio la diversità umana: abilità, età, condizioni temporanee, genere, cultura e contesti diversi.Ambienti, prodotti e servizi possono facilitare la partecipazione oppure creare barriere che limitano autonomia e benessere. Per questo progettisti, aziende e istituzioni hanno una responsabilità sociale nel modo in cui immaginano e costruiscono le esperienze.

Universal Design, Design for All
e Inclusive Design

Universal Design e Design for All sono approcci che offrono strumenti concreti per progettare soluzioni chiare, intuitive e fruibili al maggior numero di persone, integrando dimensioni fisiche, sensoriali, cognitive e sociali.
Sono riconosciuti a livello internazionale e integrati nella normativa europea e italiana,
come la
UNI EN 17210

Universal Design

“La progettazione di prodotti e ambienti utilizzabili dal maggior numero di persone possibile, senza bisogno di adattamenti speciali.” 
Ronald Mace, 1985

Design for All

“La progettazione per la diversità umana, l’inclusione sociale e l’uguaglianza.”
EIDD – Design for All Europe, Stockholm Declaration,  2004

Inclusive Design

“Un approccio che riconosce la varietà degli utenti e utilizza la diversità come risorsa progettuale.
Clarkson, 2005

Come si integrano questi approcci

Sebbene nascano in contesti diversi, oggi Universal Design, Design for All e Inclusive Design sono approcci complementari.
L’Universal Design (USA) fornisce
principi guida, il Design for All (Europa) definisce un processo partecipativo, l’Inclusive Design (UK) valorizza la diversità come leva di innovazione.
Insieme permettono di progettare per il maggior numero di
persone, a prescindere da abilità, età, genere e cultura.

I 7 principi dell’Universal Design

Equità

Flessibilità

Semplicità

Percettibilità

Tolleranza all'errore

Contenimento allo sforzo fisico

Misure e spazi sufficienti

Il processo Design for All

Il Design for All si basa su un processo che parte dalla comprensione dei bisogni, coinvolgendo stakeholder e utenti finali, li traduce in requisiti chiari, sviluppa concept validati sul campo e arriva a soluzioni accessibili migliorate attraverso test e iterazioni.

È un percorso circolare, in cui co-progettazione e valutazione continua permettono di creare esperienze realmente inclusive e adatte a un pubblico diversificato.

Diagramma che mostra il processo Design for All dal bisogno alla soluzione.

I vantaggi reali per progettisti,
aziende e istituzioni

Spazio urbano di Chicago con gradonate e rampe che si intersecano. Lo spazio è accessibile e allo stesso tempo usato da molte persone sedute e che camminano anche come luogo di aggregazione.

Universal Design, Design for All e Inclusive Design generano benefici concreti:

  • migliorano la qualità dell’esperienza per utenti e lavoratori
  • ampliano il pubblico raggiungibile
  • riducono i costi di adattamento successivo
  • favoriscono autonomia e benessere
  • rafforzano strategie di Diversity & Inclusion e ESG (sostenibilità sociale)
  • contribuiscono allo SDG 11 (città e comunità inclusive)
  • aumentano la credibilità e reputazione del brand
  • aiutano a differenziarsi in modo chiaro nel mercato

L’inclusione diventa così una leva strategica, che permette alle organizzazioni di crescere, raggiungere più persone e innovare.

Dove applicare la Progettazione Inclusiva

Uffici e sedi aziendali

Luoghi di cultura

Scuole e università

Residenze

Ospedali

Spazi per lo sport

Stazioni e aeroporti

Prodotti e interfacce

Spazi pubblici

Parchi gioco

Eventi live

Wayfinding

Per approfondire? Risorse utili

Video – “Cos’è l’Universal Design?”

Libri consigliati

  • Edward Steinfeld, Jordana Maisel, Universal Design: Creating Inclusive Environments, 2012, Wiley.
  • Hubert Froyen, Universal Design: A Methodological Approach, 2012, Ludion.
  • Luigi Bandini Buti, Ask Yourself the Right Question, 2013, Maggioli Editore.

Universal Design,
Design for All
e Inclusive Design

Approcci progettuali per creare spazi, servizi
ed esperienze
accessibili e inclusivi,
migliorando la partecipazione e la qualità della vita
delle persone con e senza disabilità.

Citazione: “Good design enables, bad design disables”. La seconda parte di testo è sfocata appositamente per simulare la barriera progettuale.

Quando la progettazione crea barriere

Molti spazi e servizi escludono ancora molte persone perché non considerano fin dall’inizio la diversità umana: abilità, età, condizioni temporanee, genere, cultura e contesti diversi.

Ambienti, prodotti e servizi possono facilitare la partecipazione oppure creare barriere che limitano autonomia e benessere.
Per questo progettisti, aziende e istituzioni hanno una
responsabilità sociale nel modo in cui immaginano e costruiscono le esperienze.

Universal Design, Design for All e Inclusive Design

Universal Design e Design for All sono approcci che offrono strumenti concreti per progettare soluzioni chiare, intuitive e fruibili al maggior numero di persone, integrando dimensioni fisiche, sensoriali, cognitive e sociali.
Sono riconosciuti a livello internazionale e integrati nella normativa europea e italiana,
come la
UNI EN 17210

Universal Design

“La progettazione di prodotti e ambienti utilizzabili dal maggior numero di persone possibile, senza bisogno di adattamenti speciali.” 
Ronald Mace, 1985

Design for All

“La progettazione per la diversità umana, l’inclusione sociale e l’uguaglianza.”
EIDD – Design for All Europe, Stockholm Declaration,  2004

Inclusive Design

“Un approccio che riconosce la varietà degli utenti e utilizza la diversità come risorsa progettuale.
Clarkson, 2005

Come si integrano questi approcci

Sebbene nascano in contesti diversi, oggi Universal Design, Design for All e Inclusive Design sono approcci complementari.
L’Universal Design (USA) fornisce
principi guida, il Design for All (Europa) definisce un processo partecipativo, l’Inclusive Design (UK) valorizza la diversità come leva di innovazione.
Insieme permettono di progettare per il maggior numero di
persone, a prescindere da abilità, età, genere e cultura.

I 7 principi
dell’Universal Design

Equità

Flessibilità

Semplicità

Percettibilità

Tolleranza all'errore

Contenimento allo sforzo fisico

Misure e spazi sufficienti

Il processo Design for All

Il Design for All si basa su un processo che parte dalla comprensione dei bisogni, coinvolgendo stakeholder e utenti finali, li traduce in requisiti chiari, sviluppa concept validati sul campo e arriva a soluzioni accessibili migliorate attraverso test e iterazioni.

È un percorso circolare, in cui co-progettazione e valutazione continua permettono di creare esperienze realmente inclusive e adatte a un pubblico diversificato.

Diagramma che mostra il processo Design for All dal bisogno alla soluzione.

I vantaggi reali per
progettisti, aziende
e istituzioni

Spazio urbano di Chicago con gradonate e rampe che si intersecano. Lo spazio è accessibile e allo stesso tempo usato da molte persone sedute e che camminano anche come luogo di aggregazione.

Universal Design, Design for All e Inclusive Design generano benefici concreti:

  • migliorano la qualità dell’esperienza per utenti e lavoratori
  • ampliano il pubblico raggiungibile
  • riducono i costi di adattamento successivo
  • favoriscono autonomia e benessere
  • rafforzano strategie di Diversity & Inclusion e ESG (sostenibilità sociale)
  • contribuiscono allo SDG 11 (città e comunità inclusive)
  • aumentano la credibilità e reputazione del brand
  • aiutano a differenziarsi in modo chiaro nel mercato

L’inclusione diventa così una leva strategica, che permette alle organizzazioni di crescere, raggiungere più persone e innovare.

Dove applicare la
progettazione Inclusiva

  • uffici e sedi aziendali
  • musei, biblioteche e luoghi della cultura 
  • scuole e università
  • ospedali e strutture socio-sanitarie
  • spazi per lo sport (es. palazzetti, palestre, stadi)
  • stazioni e aeroporti
  • spazi pubblici, piazze, parchi gioco
  • eventi live (concerti, fiere, convegni)
  • residenze 
  • prodotti e interfacce
  • comunicazione e wayfinding

Per approfondire?
Risorse utili

Video – “Cos’è l’Universal Design?”

Libri consigliati

  • Edward Steinfeld, Jordana Maisel, Universal Design: Creating Inclusive Environments, 2012, Wiley.
  • Hubert Froyen, Universal Design: A Methodological Approach, 2012, Ludion.
  • Luigi Bandini Buti, Ask Yourself the Right Question, 2013, Maggioli Editore.